domenica 27 maggio 2012

JACQUES PRÉVERT - QUATRE POÈMES DANS LA TRADUCTION EN ITALIEN












Jacques Prévert, Neuilly-sur-Seine, 1900 - Omonville-la-Petite, 1977. Di sangue bretone, schivo, testardo, ribelle e sentimentale come i bretoni, conservò tale carattere nelle sue composizioni. Della sua vita si sa ben poco di preciso, eppure la sua presenza nel mondo culturale francese di questi ultimi settant’anni è senza dubbio ben viva. Non c’è francese, infatti, di buona cultura che non conosca l’aneddotica prévertiana, magari ripassata al setaccio della fantasia. È questo il destino di un ribelle eccessivamente riservato. La sua prima apparizione risale al lontano 1930 quando pubblicò Souvenirs de famille ou L’Ange gardechiourine nella rivista “Bifur.” Da allora il giovane Prévert cominciò a farsi conoscere pubblicando su riviste, quali “Commerce”, “Soutes” ecc., le sue poesie, accolte con un certo interesse - ma sempre con riserbo - dalla critica. Nel 1932 prese parte, come attore, ad alcune rappresentazioni del “Group d’Octobre” che aveva in cartellone una sua pièce, La Bataille de Fontenoy, che gli valse, nel 1933, il primo premio alle Olimpiadi internazionali del Teatro Operaio a Mosca. più tardi l’interesse dell’eclettico poeta francese si spostò nel campo del cinema. La sua fama crebbe a vista d’occhio quale soggettista e sceneggiatore di numerosi film, divenuti classici nella storia del cinema francese. Per la maggior parte affidati a Marcel Carné, - i suoi soggetti raccolsero consensi in ogni parte del mondo; ricordiamo: Drôle de drame (1937), Quai des brumes (1938), Le jour se lève (1939), Les Visiteurs du soir (1942), Les Enfants du Paradis e Jéricho (1945), Les Portes de la nuit (1946). E proprio quando si spegneva il suo successo cinematografico nasceva, e con una violenza inimmaginabile, quello letterario. E fu Paroles, il suo libro più famoso, a portarglielo. Prévert aveva 46 anni quando apparve la prima edizione; la raccolta dei versi era destinata ai pochi amici che da tempo giuravano sulla validità della sua opera, nota attraverso letture private o apparse su riviste e giornali letterari dal ’30 in poi. Molte sue composizioni vennero musicate, soprattutto da Joseph Kosma, e ottennero un successo popolare incredibile. 

AVVERTENZA: i quattro testi poetici, che qui presentiamo nella sola traduzione in italiano, sono tratti dal libro: Jacques Prévert, POESIE, traduzione di Maurizio Cucchi e Giovanni Raboni, con uno scritto di Vittorio Sereni, Guanda, Parma, 1999. Prima edizione Le Fenici maggio 2012. 

         Di questo Autore, sul nostro blog, ci siamo già in precedenza occupati ( si veda: JACQUES PREVÉRT - NOVE POESIE )









CONFESSIONE PUBBLICA
(Tombola critica) 



Abbiamo fatto d’ogni erba un fascio
diciamocelo pure
Abbiamo approfittato della Pentecoste per appendere le uova di pasqua di San Bartolomeo ddddall’albero di natale del Quattordici luglio
La cosa non è piaciuta
Le uova erano troppo rosse
La colomba è scappata
Abbiamo fatto d’ogni erba un fascio
diciamocelo pure
mischiando i giorni con gli anni i desideri coi rimpianti il latte col caffè
Nel mese di Maria che è dicono il più bello abbiamo piazzato il Venerdì tredici e la Superdomenica dddddei Cammelli il giorno della morte di Luigi XVI l’Anno del terrore l’Ora del pastorello e cinque ddddminuti di sosta ristoro 


E senza buone ragioni senza belle magioni senza allegre prigioni ci abbiamo aggiunto la settimana lunga dddddelle quaranta ore e quella dei quattro giovedì
Senza contare, se non vi dispiace,
un minuto di buona confusione
Un minuto di grida di gioia di canzoni di risate e di rumori e lunghe notti per dormire d’inverno con ddddqualche ora in più per sognare che è estate e lunghi giorni per far l’amore e fiumi per fare il ddddbagno e gran sole per asciugarci
Abbiamo dilapidato il nostro tempo
diciamocelo pure
ma era un tempo così schifoso
Abbiamo spostato in avanti le lancette dell’orologio
strappato le foglie morte dal calendario
Però alle porte non abbiam suonato
diciamocelo pure
Ci siamo limitati a scivolare sulla rampa di scale
e a sussurrare di giardini pensili
mentre per voi era già questione di fortezze volanti
ci mettete meno voi a radere una città che un barbiere di paese a radere il suo paese la domenica mattina
Rovine garantite in ventiquattro ore
anche il tintore ci resta
Come potete pretendere che ci vestiamo a lutto.


Agosto 1940, Jurançon 









PATER NOSTER 





Padre nostro che sei nei Cieli
Restaci pure
Quanto a noi resteremo sulla terra
Che a volte è così bella
Con tutti i suoi misteri di New York
Seguiti dai misteri di Parigi
Che valgon bene quello della Santa Trinità
Con il suo piccolo canale dell’Ourcq
E la sua Grande Muraglia della Cina
Il suo fiume di Morlaix
E le sue caramelle di Cambrai
Con il suo Oceano Pacifico
E le sue vasche delle Tuileries
Con i suoi buoni bambini e i suoi cattivi soggetti
Con tutte le meravigliose meraviglie del mondo
Che se ne stanno
Molto semplicemente sulla terra
Offerte a tutti quanti
Sparpagliate
Meravigliate anch’esse d’essere delle tali meraviglie
Tanto che non ardiscono confessarlo a se stesse
Come una bella ragazza nuda che di mostrarsi non ha ardire
E con tutte le orribili sofferenze del mondo
Che son legione
Con i loro legionari
Con i loro reziari
Con signori e padroni del mondo
Ciascun padrone con i suoi predicatori i suoi traditori i suoi predatori
Con le stagioni
Con gli anni
Con le belle ragazze e i poveri coglioni
Con la paglia della miseria che marcisce nell’acciaio dei cannoni.










PER RIDERE IN SOCIETÀ 




Il domatore ha ficcato la sua testa
nelle fauci del leone
quanto a me
ho ficcato nient’altro che due dita
nella strozza dell’Alta Società
che non ha avuto il tempo
di mordermi
Molto semplicemente
ha vomitato urlando
un po’ di quella bile d’oro
che tiene così cara
Per riuscire bene in questo esercizio
utile e divertente
lavarsi le due dita
molto accuratamente
in una pinta di buon sangue 


A ciascuno il suo circo. 









D’ESTATE COME D’INVERNO 




D’estate come d’inverno
dentro il fango dentro la polvere
addormentato su giornali vecchi
l’uomo le cui scarpe fanno acqua
guarda i battelli in lontananza.


Vicino a lui un imbecille
un signore pieno di soldi
pesca tristemente con la lenza
e non capisce bene perché
se vede passare una chiatta
la nostalgia lo prende
Certo vorrebbe partire
andare lontano sul filo dell’acqua
e vivere in un’altra vita
meno grasso con meno pancia.


D’estate come d’inverno 
dentro il fango dentro la polvere
addormentato su giornali vecchi
l’uomo le cui scarpe fanno acqua
guarda i battelli in lontananza.


Il bravo pescatore rientra
ma senza un pesce a casa sua
Apre una scatola di sardine
e subito scoppia a piangere 
Sa che dovrà morire
e che non ha mai amato
La moglie gli dà un’occhiata
e distaccata gli sorride
È una bieca megera
una ranocchia d’acquasantiera.


D’estate come d’inverno
dentro il fango dentro la polvere
addormentato su giornali vecchi
l’uomo le cui scarpe fanno acqua
guarda i battelli in lontananza.


Sa perfettamente che le chiatte
sono soltanto baracche galleggianti
e che per il calo delle paghe
le belle marinare
e i loro poveri marinai
vanno a spasso per i fiumi
con tutto un carico di figli
rovinati dalla miseria
d’estate come d’inverno
col bello come col brutto tempo.













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4 commenti:

  1. «Je suis comme je suis» ci avverte Jacques Prévert prima di offrirci i suoi versi disparati e sorprendenti tanto da sembrare una variegata collezione di dischi a cui ognuno è libero di attingere secondo il proprio capriccio o umore. Non si presenta né come un poeta-vate, né come un poeta-eroe, né tanto meno come un poeta-professore esteta e umanista, ma come un uomo che si rivolge alla gente nel suo stesso linguaggio, con una sorta di «poesia parlata», piena di composizioni a scatole cinesi, giochi di parole, doppi sensi ricavati dal cuore di etimologie arbitrarie, falsi proverbi e soprattutto lo fa in argot. È per questo che l’«anti-poesia» con cui celebra i piccoli e grandi piaceri della vita - il bacio in un mattino d’inverno al Parc Montsouris, a Parigi, i suoi ponti e i suoi vagabondi, le sue belle ragazze, i suoi fiori, i suoi bambini, le vrai soleil - risulta così familiare e il lettore, ancora oggi, riesce a trovare in queste pagine sollievo e piacere.
    (Dalla quarta di copertina del libro: “Jacques Prévert, POESIE”, Guanda, 1999. Prima edizione Le Fenici maggio 2012)

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  2. "La moglie del pescatore,è una bieca megera,una ranocchia d'acquasantiera".Ecco il surrealismo prevertiano che amo. Acuto,temerario,libero in una non-banalità che imbroglia solo il lettore che non vuole vedere oltre.Che si lascia arginare da parole ed immagini,in qualcosa che scade dentro significati autentici.Come "i domatori ficcati nelle fauci del leone",ma non per coraggio.Il coraggio è sfidare il morso della società,scrivendo una poesia che assorbe tutto e non si lascia assorbire da niente.Ogni emozione vive spontaneamente,come ogni umore che accompagna l'uomo e lo fa esprimere secondo il momento,in un'anarchia emotiva sana e costante.
    Anarchia della mente che raccoglie ogni tempo ed ogni uomo in celebrazioni quotidiane del proprio spirito.

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  3. Si avverte in queste poesie l' esuberanza e la schiettezza proprie della gente del popolo, anche se non so se lo fosse in realtà. E l' amore per la vita così com' è, con le sue contraddizioni , "le meravigliose meraviglie" , "le stagioni, gli anni " e i "suoi bambini buoni e i cattivi soggetti" . Ma da che parte sta si vede bene e non gli manca certo l' ardire per "ficcare due dita nella strozza dell' Alta Società" , perchè vomiti il suo veleno . E poi lavarsi bene le dita in "una pinta di sangue buono ". Una poesia non ricercata questa, semplice e spontanea , fresca come acqua di fonte.

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  4. Un leitmotive letterario che ha accompagnato la nostra storia relativamente recente a rappresentare la condizione dell'uomo nel tempo in cui vive. Un poeta e sceneggiatore che attraverso il surrealismo, con la sua poesia anarchica, ha avvicinato la Poesia all'Arte. Una sorta di ammirazione, conseguentemente diventata amicizia con artisti (in primis quella con Pablo Picasso). Non essendo un poeta, ne un letterato, mi sto avvicinando alla poesia come fece lui, con la pittura, approfittando anche dei felicissimi interventi di Antonino Caponnetto, Sonia Tri e Aurora Lissandrello per comprendere qualcosa in più di quella che era una mia passione giovanile e possibilmente intervenire in sinergia attraverso la mia Arte, come auspico da anni, cercando di portare avanti, con collaborazioni, progetti comuni. Costantino Piazza.

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