lunedì 7 maggio 2012

ALESSANDRO CANZIAN - HISTOIRE D'O - TESTI POETICI INEDITI





Alessandro Canzian (1977), vive e lavora a Maniago (Pordenone). Collabora a varie riviste e blog. 
Nell’ottobre 2008 ha fondato la Samuele Editore.
Ha pubblicato Christabel (Ed. Del Leone, Spinea 2001), La sera, la serra (Mazzoli 2004), Canzoniere inutile (Samuele Ed., Fanna 2010, prefazione di Elio Pecora), Cronaca d’una solitudine (Samuele Ed. 2011, quaderno bifronte con Federico Rossignoli) e il saggio su Claudia Ruggeri: Oppure mi sarei fatta altissima (Terra d’ulivi 2007, presentato a Lecce insieme a Michelagelo Zizzi). Con la stessa editrice e nello stesso anno del saggio ha pubblicato Distanze, una collaborazione fotopoetica con Elio Scarciglia. Ha partecipato a varie rassegne letterarie quali “Donne che dovresti conoscere” a Lecce nel 2007 con Mario Desiati, “Poetica” a Pisa nel 2008 con Alessandro Agostinelli, “Pianeta Poesia” a Firenze nel 2009 con Rosaria Lo Russo, “Pordenonelegge” nel 2010, e la “Festa di Poesia” a Pordenone nel 2010 come co-organizzatore e nel 2011 come autore. A settembre 2009 ha curato la manifestazione “Poesia e ispirazione, perchè si scrive” all’interno dei festeggiamenti per l’equinozio dell’associazione culturale Vele Libere ad Azzano X (Pordenone). Nel novembre 2011-gennaio 2012 ha organizzato insieme al Comune e alla Biblioteca Civica di Maniago il festival letterario “La Fila”. Dal 2011 si occupa anche di mostre di pittura nel pordenonese. A maggio 2012 uscirà un suo poemetto: Luceafarul, rivisitazione moderna del celebre poeta romantico rumeno Mihai Eminescu.

AVVERTENZA: Nonostante il fatto che i testi qui presentati siano usciti in rete sul blog personale di Alessandro Canzian: http://alessandrocanzian.leonardo.it/blog , probabilmente anche su qualche blog di amici di Alessandro, e ora sul nostro, tali testi, che vanno a costituire Histoire d'O, sono inediti, essendo una deriva laterale del Luceafarul, opera che uscirà questa settimana, e che è stata già richiesta per una presentazione alla Sapienza di Roma e per un inserimento in Testo a Fronte, la nota rivista di traduzioni milanese.


  







HISTOIRE D

ты, тихая, сияешь предо мной 

( versi attorno al Luceafarul )






« Tu, dolce, raggiante di fronte a me »






*
  

                                   E poi
è quando più ti manca il fiato
che la ami. Quellimmagine

inconsistente che fa memoria.

           Quella goccia di saliva
-dalla tua bocca alla mia bocca-
che ti manca e che sublimi
col cibo o la Grafenwalder.

Ma che non passa dal cifrario
           delle cose dette e non andate.


 *


È pericoloso dirsi amore,
dirsi il mio corpo è solo tuo.

Perché poi uno ci crede
creandosi uniconologia dell’altro,
quasi un dizionario dei dettami,
                       delle carezze.

E poi arriva un insetto qualunque
che si appoggia sulla pelle,
                       e non è più tua.


 *


Dicono la poesia sia grande
           quand’è necessaria,
quando te la chiede il mondo
-in realtà lo dice Guido ma
è come lo dicessero tutti-.

Fa un po’ ridere questa presunzione.

Sopratutto se per scrivere hai
bevuto birra doppio malto e hai
                                   pianto tanto,
ma non lo puoi dire.


 *


                        Sai, potrei dirti che
ho provato un male inimmaginabile
a sentirti andare via.

Che ho pensato anche di morire
nel banale desiderio
           di farti un po del male.

O potrei dirti che sono felice
                       che tu sia felice,
ma sarebbe una bugia.

E allora non ti dico nulla
           per non sbagliare ancora.


 *


Che poi siamo stati fortunati.

Che se tinnamoravi di lui che
avevamo già una casa due auto
un criceto che scappava dalla gabbia
un qualcosa di preso in prestito e
non tornato, qualche figlio
                       -non credo solo uno-
pensa che guaio sarebbe stato.

Così almeno, non abbiamo fatto soffrire
                                   quel criceto.


 *


Oggi ho visto un uomo che
                       sembrava felice.

Usciva dal lavoro di corsa
                       col sorriso slanciato.

E mi sono chiesto se anche lui
           torna a casa in questo modo.

Dove tu lo aspetti, le calze
prese all'Adriatico di Portogruaro
                       e il reggiseno sotto
col brillantino luminoso in mezzo

-tutte cose che abbiamo comprato
insieme, ma non gliel'hai detto-

                                   A volte
siamo così banali nei pensieri.


 *


Oggi ho voglia di stare male.

Di ricordare i pomeriggi in cui
dicevi “assolutamente oggi non voglio
                                   fare lamore”,
e si finiva col gioco delle ombre
                       -luno dentro laltra-
senza nemmeno accorgersene.

Le cose migliori vanno fatte
                       parlando daltro.


 *



Ieri ho incontrata una presunta
                                   poetessa,
poi tu mi hai scritto che sei triste
ed era da tanto che non ti sentivo.

E ho pensato a quel mio professore
del Liceo, diceva Ragazze se il
vostro ragazzo dice che siete più
belle quando piangete state
attente, cerca solo un pretesto per
                                   picchiarvi.

E allora mi chiedo se anche io
ti ho fatta piangere per averti
                                   un po più bella.


 *


“Però le cose cambiano”
mi dici dallo zenith
                       d'un accento
che non mi è possibile tradurre.

E forse hai ragione che
il male ha da venire
per curare ciò che resta
                       delle cose.

                       Ricordo
quella volta di Bordano
-alla Casa delle Farfalle-
tu ridevi della mia paura
degli insetti e non sapevi
che anche una farfalla sa far
                                   star male
quando ha le ali troppo grandi.


 *



Ti racconto la mia malinconia.

È lentrare in un negozio sapendo
che già ci sarai stata a braccetto
con lui, o mano nella mano, o
in una qualunque altra forma
                                   affettuosa
che ti ha legata a un altro uomo.

È lascoltare una donna che mi vuole
curare la tristezza con unora
                                   -forse due-
nel letto, quasi madonna dolorosa
                       in un atto di pietà.

È il ricordare il sorriso del tuo volto
                       sapendo che lui lo bacia.

E questo sapere che ti ho amata
per 3 anni sette mesi e quindici giorni
e qualche movimento della terra
                                   intorno al sole.


 *


            Ti racconto la tua dolcezza.

È la tua mano che posa la mia mano
                                   sul tuo seno
-e nemmeno te ne accorgi, io
provo a scostarmi ma tu
                                   ritorni-.

È il mio toglierti le scarpe interrompendo
                                   i tuoi discorsi
-il tempo ci ha in fondo regalato
                       due paia di ciabatte-.

È il tuo abbraccio che evita le labbra
con dentro agli occhi unaltra cosa.

Lamore è un libro che si chiude
con un ultimo estratto scritto
                       sulla quarta di copertina.


 *


Ti racconto cosè la mia passione.

È un letto che da solo mi è troppo
                                   stretto e corto,
e con te troppo lungo e vasto

-ci abbiamo fatto il Kamasutra
intero e anche la seconda edizione,
                                   ricordi?-

È laverti guardata così a fondo
                       da farti vergognare.

E laverti desiderata sulle scale
           mobili d'un supermercato

-e ti eri girata e mi avevi sorriso-.

Ed era il sentirti dire che sei casa
dove farmi entrare per un bene
                       solo mio, solo nostro.


 *


Ciò che resta di noi, dopo di noi.

Una pioggia al di là delle montagne
o un verso come una bocca di leone
                                   sferzata dal vento

-una citazione, un plagio delle cose-.

Qualche memoria dentro i muri
                       duna stanza, o in macchina

-il tuo odore tra le strade di Padova
e Udine, e Claut, dicono che
lelenco dei ricordi sia già
                       una bella poesia-.

E un tremore nelle mani per il troppo
                                   amore provato.


 *


Sono stato al laghetto dopo più
di un anno dalla nostra apocalisse.

           Tutto era come allora.

Gli stessi steli derba le stesse
                                   papere
-almeno credo- la stessa polla
d'acqua dove ti regalai la stessa
                                   rosa.

Mancavano solo i nostri baci
                                   lunghi,
il tuo sentirti bella dopo
aver fatto lamore e il mio
sentirmi lunico uomo
                                   per te.

Mancavano anche i tuoi occhi
dello stesso colore dellacqua.


1 commento:

  1. In margine al suo lavoro sul mito di Luceafărul, e fuori da ogni formularità della poesia tipicamente narrativa del poemetto, oltre la favola amorosa fra il transeunte e l’eterno, Alessandro mette in atto qui una “Histoire d’O” che ci pone comunque di fronte ad un amore (intensissimo eppure) precario, che congiunge due mondi incongiungibili, nel senso che fra di essi si svolge la nietschiana “lotta mortale fra i sessi”, e che ha la sua prova nell’abbandono o nel tradimento; storia d’amanti per i quali l’appartenenza reciproca coincide con la grande istantanea esplosione dei sensi. La bellissima Luceafărul si è qui mutata in un personaggio della nostra contemporaneità ma la sua sensualità ai contemporanei ormai non appartiene, perché nei versi di Alessandro l’ombra e il senso del mito permane, a mantenere le mille immagini di un amore che congiunge due congiungibili, ma per il quali il transeunte è il congiungersi stesso, che rimane prerogativa dei sensi e del desiderio. Il senso dell’assenza dal mondo di Luceafărul è qui cambiato in una costante inevitabile presenza che il poeta deve necessariamente dire, sottolineare, reiterare, perché Madame O è, in Canzian, come Luceafărul, un tormentato essere di intensa femminilità che, pur essendo in cammino, è del tutto impossibile allontanare.

    Antonino Caponnetto

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