venerdì 16 marzo 2012

DUE POETI UNGHERESI (JÓZSEF E ILLYÉS)





Oh, di che materia son fatto
che il tuo sguardo intaglia e forma?
Di che anima, di che sorta di luce
di presenza degna di stupore
se mi è dato di percorrere nella nebbia del nulla
i teneri paesaggi del tuo corpo?

È come il verbo in una mente spalancata
scendere nei suoi misteri...

Attila József (traduz. di Edith Bruck, frammento)






CAVO DELLA MANO


                    Ogni radice
                in fin dei conti
            è un pugno.
        Finché vive un suo arto
    non recede l’albero dai suoi diritti
lotta con tutte le sue forze.

                    Alle ingiurie
                    del vento
                    risponde laggiù.


Gyula Illyés, in: POETI UNGHERESI
DEL ’900, a cura di Umberto Albini, ERI /
Edizioni Rai Radiotelevisione Italiana, 1976























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1 commento:

  1. Dei poeti ungeresi del novecento, i presenti due, di cui qui è appena asteriscato il valore poetico, rappresentano di fatto, e nell'ordine qui dato, i maggiori e i più popolari in Ungheria e nel mondo.

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